Statali, ecco la riforma: premi ai dipendenti più graditi al pubblico
Nella riforma della pubblica amministrazione alla quale sta lavorando il ministro della Funzione pubblica, Giulia Bongiorno, spunta a, sorpresa, anche una nuova regola sulla “licenziabilità” dei dipendenti pubblici. Già oggi il personale «in disponibilità», quello cioè considerato in esubero, se non trova una nuova collocazione entro 24 mesi può essere mandato a casa. La novità è che il licenziamento arriverà anche se il dipendente «rifiuta» due proposte di ricollocazione presso altre amministrazioni. Per adesso è una norma solo “teorica”, anche perché di personale pubblico in esubero non ce n’è. Ma da tempo le amministrazioni dovrebbero consegnare al ministero della Funzione pubblica la mappa dei fabbisogni, necessaria tra le altre cose, anche a bandire i nuovi concorsi. O meglio. Il nuovo concorso unico. Si tratta di un’altra delle novità contenute nella bozza di «disegno legge recante deleghe al governo per il miglioramento della Pubblica amministrazione». La riforma che il ministro Bongiorno potrebbe portare già nel consiglio dei ministri di martedì prossimo e che Il Messaggero ha potuto visionare.
LE NOVITÀ
Le novità non sono poche. A cominciare, appunto, dal «concorsone» per le nuove assunzioni nel pubblico impiego che, nei prossimi anni, dovrà rafforzare i suoi ranghi di 450 mila persone grazie allo sblocco del turn over e ai pensionamenti anticipati di «Quota 100». Il concorso unico non sarà obbligatorio solo per le amministrazioni centrali, ma anche per Comuni, Città metropolitane, Comunità montane e Province. Un discorso a parte, invece, vale per le Regioni, che hanno una loro autonomia. Per quelle però, che sceglieranno di reclutare dipendenti e dirigenti con il concorso unico, potranno aumentare il numero delle assuzioni rispetto a quelle a cui avrebebro diritto. Per selezionare i candidati ci saranno prove differenziate di tipo teorico e pratico.
Sia nella fase di reclutamento che in quella delle progressioni di carriera, inoltre, saranno effettuate delle «verifiche psico-attitudinali» finalizzate all’accertamento anche del possesso di adeguate capacità relazionali. Non solo. Per «rafforzare lo spirito di servizio dei dipendenti pubblici» sarà esteso l’obbligo di giuramento. Per i dirigenti vengono riscritte, ancora una volta, le regole sulla valutazione e sul merito. Nel dare i “voti” ai dirigenti pubblici, saranno chiamati anche gli «utenti» destinatari dei servizi e che sono in rapporto diretto con l’amministrazione. La valutazione, inoltre, potrà essere in parte affidata a soggetti esterni alla pubblica amministrazione. Il dirigente che poi non differenzia adeguatamente il voto per i dipendenti sotto la sua gestione, si vedrà ridotto il premio di risultato. Un meccanismo per evitare che tutti i dipendenti prendano il massimo dei voti (e dei premi economici).
IL RECLUTAMENTO
Anche per il reclutamento dei dirigenti ci saranno delle novità. I concorsi saranno affidati esclusivamente alla Scuola Nazionale dell’amministrazione. La valutazione dei requisiti di capacità ed esperienza avrà lo stesso peso sia che i partecipanti arrivino già dalla pubblica amministrazione, sia che arrivino dal privato. Ma ci sarà comunque un concorso per titoli ed esami che sarà riservato ai dipendenti pubblici che abbiano conseguito le valutazioni migliori nell’ultimo triennio. Torna poi il principio della rotazione degli incarichi, inserito anche nella vecchia riforma bocciata dalla Consulta. I dirigenti potranno essere riconfermati nell’incarico nel quale sono stati assegnati solo una volta senza interpello. C’è poi una norma che rafforza la lotta all’assenteismo. La scarsa produttività delle risorse assegnate, se dipende da fenomeni di assenteismo, sarà considerata come responsabilità sia disciplinare che dirigenziale. Tutte le norme inserite nel disegno di legge sono dei principi di delega, che dovranno essere trasformate in decreti attuativi entro 18 mesi.
FONTE: https://www.firenzepost.it/ di Paolo Padoin -
Il Messaggero, sempre bene informato sulle questioni giuridiche ed economiche degli statali, rivela che, nella riforma della pubblica amministrazione sarebbe spuntata anche una nuova regola sulla licenziabilità dei dipendenti pubblici. Una possibilità che già esiste, in quanto anche attualmente il personale «in disponibilità», quello cioè considerato in esubero, se non trova una nuova collocazione entro 24 mesi può essere mandato a casa.
La novità è che il licenziamento arriverà anche se il dipendente «rifiuta» due proposte di ricollocazione presso altre amministrazioni. Per adesso è una norma solo teorica, anche perché di personale pubblico in esubero non ce n’è. Ma da tempo le amministrazioni dovrebbero consegnare al ministero della Funzione pubblica la mappa dei fabbisogni, necessaria tra le altre cose, anche a bandire il nuovo concorso unico. Si tratta di un’altra delle novità contenute nella bozza di «disegno legge recante deleghe al governo per il miglioramento della Pubblica amministrazione».
Le novità non sono poche. A cominciare, appunto, dal «concorsone» per le nuove assunzioni nel pubblico impiego che, nei prossimi anni, dovrà rafforzare i suoi ranghi di 450 mila persone grazie allo sblocco del turn over e ai pensionamenti anticipati di «Quota 100». Il concorso unico non sarà obbligatorio solo per le amministrazioni centrali, ma anche per Comuni, Città metropolitane, Comunità montane e Province. Un discorso a parte, invece, vale per le Regioni, che hanno una loro autonomia e possono reclutare con concorsi autonomi ad hoc. Per quelle però, che sceglieranno di reclutare dipendenti e dirigenti con il concorso unico, potranno aumentare il numero delle assuzioni rispetto a quelle a cui avrebbero diritto. Per selezionare i candidati ci saranno prove differenziate di tipo teorico e pratico.
Sia nella fase di reclutamento che in quella delle progressioni di carriera, inoltre, saranno effettuate delle «verifiche psico-attitudinali» finalizzate all’accertamento anche del possesso di adeguate capacità relazionali. Non solo. Per «rafforzare lo spirito di servizio dei dipendenti pubblici» sarà esteso l’obbligo di giuramento.
Per i dirigenti vengono riscritte, ancora una volta, le regole sulla valutazione e sul merito. Nel dare i voti ai dirigenti pubblici, saranno chiamati anche gli «utenti» destinatari dei servizi e che sono in rapporto diretto con l’amministrazione. La valutazione, inoltre, potrà essere in parte affidata a soggetti esterni alla pubblica amministrazione. Il dirigente che poi non differenzia adeguatamente il voto per i dipendenti sotto la sua gestione, si vedrà ridotto il premio di risultato. Un meccanismo per evitare che tutti i dipendenti prendano il massimo dei voti (e dei premi economici).
Anche per il reclutamento dei dirigenti ci saranno delle novità. I concorsi saranno affidati esclusivamente alla Scuola Nazionale dell’amministrazione. La valutazione dei requisiti di capacità ed esperienza avrà lo stesso peso sia che i partecipanti arrivino già dalla pubblica amministrazione, sia che arrivino dal privato. Ma ci sarà comunque un concorso per titoli ed esami che sarà riservato ai dipendenti pubblici che abbiano conseguito le valutazioni migliori nell’ultimo triennio. Torna poi il principio della rotazione degli incarichi, inserito anche nella vecchia riforma bocciata dalla Consulta.
I dirigenti potranno essere riconfermati nell’incarico nel quale sono stati assegnati solo una volta senza interpello. C’è poi una norma che rafforza la lotta all’assenteismo. La scarsa produttività delle risorse assegnate, se dipende da fenomeni di assenteismo, sarà considerata come responsabilità sia disciplinare che dirigenziale.
Sarà l’ennesimo tentativo, probabilmente destinato all’insuccesso, di ammodernare la pubblica amministrazione, finalità alla quale tutti i Governi, da 60 anni a questa parte, hanno dato la priorità, senza mai riuscire a centrare l’obiettivo.
FONTE:SOLE24ORE di Eugenio Bruno e Antonello Cherchi
Un triplice intervento per fronteggiare le uscite nella pubblica amministrazione, che potrebbero impennarsi per effetto di “quota 100” (si veda la pagina a fianco). Un turnover rafforzato che per il momento - in attesa della norma annunciata dalla legge di bilancio che riformerà la “Fornero” - prevede oltre 16mila assunzioni contenute nella legge di bilancio e oltre 12 mila posti nel comparto istruzione. Per un totale di quasi 29mila ingressi. Un programma da cui manca, per ora, la sanità, il cui fabbisogno di personale è tutto da scrivere. C’è poi - e veniamo alla terza mossa - il Ddl concretezza e il suo maxi-piano di assunzioni.
La legge di bilancio
Delle 16.342 opportunità aperte dalla manovra - ora sotto i riflettori della Camera - il 38% (6.150 posti) sono riservate al reclutamento di nuove Forze dell’ordine, tra Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e polizia penitenziaria. A questi numeri si aggiungono quelli dei Vigili del fuoco, che potranno selezionare 1.500 unità. Altro contingente di peso è quello previsto negli uffici giudiziari: 3mila amministrativi e 715 magistrati ordinari, di cui 115 da assumere subito facendo ricorso ai vincitori dell’ultimo concorso, così da assicurare il ricambio (115 saranno quest’anno le uscite dei togati) e 600 nei prossimi tre anni, con un massimo di 200 l’anno.
Numeri importanti sono anche quelli dell’Ispettorato del lavoro (mille ingressi), del ministero dei Beni culturali (mille assunzioni, dopo le 500 del precedente governo) e nel l’università, che potrà chiamare mille ricercatori di tipo b). Reclutamenti a cui si farà fronte con il rifinanziamento per 870 milioni di euro del fondo assunzioni nella Pa: 130 milioni per il 2019, 320 per il 2020 e 420 a decorrere dal 2021.
Scuola e università
L’istruzione si candida a diventare protagonista assoluta delle assunzioni 2019. Innanzitutto nella scuola. Accanto al concorso-sanatoria già bandito per le maestre di infanzia e primaria - che non prevede però posti predeterminati a bando, visto che porterà alla formazione di graduatorie di merito straordinarie su base regionale da cui poi si attingerà per le nomine dell’anno scolastico 2019/2020 - ne è atteso uno ordinario da 10.183 posti (5.626 comuni e 4.557 di sostegno). Per cui il Miur ha chiesto già l’autorizzazione all’Economia. Anche l’università avrà la sua iniezione di risorse umane. Il ministero è infatti intenzionato ad autorizzare per il sistema universitario lo sblocco di 2.028 “punti organico” (pari a 2.028 posizioni piene di professore ordinario), che superano del 33% quelle autorizzate nel 2017 (quando erano 1526).
In attesa del Ddl concretezza
Per ora sono si tratta di annunci senza numeri. Il disegno di legge concretezza, che attende di iniziare l’esame al Senato, prevede per le amministrazioni centrali la possibilità, a partire dal prossimo anno, di procedere ad assunzioni per una spesa pari al 100% di quella relativa al personale di ruolo uscito l’anno precedente.
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