Fonte:investireoggi
Ci hanno scritto diversi utenti per avere approfondimenti sull'ultima circolare Inps in merito alle visite fiscali. Introduce novità per il 2019 che i lavoratori in malattia dovrebbero conoscere?
In tema di visite fiscali e obbligo di reperibilità nelle fasce orarie prestabilite, ci scrivono molti utenti, soprattutto dipendenti pubblici ma non solo, curiosi di sapere se bisogna aspettarsi novità per il 2019. Il dubbio sorge in merito ad un’ultima circolare Inps che, secondo alcuni, avrebbe imposto nuovi limiti. Si tratta però di un’interpretazione non corretta del documento.
Di fatto l’Inps non ha introdotto nuovi paletti ma piuttosto ha spiegato la portata del codice E in termini di reperibilità.
Non è una novità assoluta dunque quanto piuttosto un chiarimento doveroso sulle regole già in essere e che è bene tenere in considerazione per evitare problemi in caso di malattia. L’Inps ha voluto precisare, vista la grande confusione sull’argomento, che le norme non concedono l’esonero dal controllo, ma si limitano a concedere l’esonero dalla reperibilità. Che cosa cambia? In pratica questo significa che il controllo del medico fiscale è sempre possibile, come ben esplicitato nella circolare INPS 7 giugno 2016, n. 95.
Il chiarimento si riferisce a tutti coloro che hanno codice E nel certificato di malattia: si invita a leggere questo articolo per maggiori approfondimenti sul recente messaggio dell’Agenzia delle Entrate.
Quello che in questa sede ci preme sottolineare quindi è che non si tratta di nuovo regole in vista del prossimo anno. Le novità sulle visite fiscali sono scattate già nel 2018 e concernono fasce di reperibilità differenti per lavoratori pubblici e privati. Questo invece non è altro che un chiarimento sulla portata della normativa onde evitare sanzioni in caso di irreperibilità alla visita fiscale.
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Padova - Vittoria storica contro il caporalato di Stato del Nord
Monito per tutte le Pubbliche Amministrazioni – Il risparmio sugli appalti non può essere a scapito dei diritti imprescindibili dei lavoratori
I 4 operatori ecologici licenziati dalla cooperativa devono essere riassunti dal committente. L’appalto di Acegas Aps celava una intermediazione di lavoro illegittima
Non è la prima e non sarà certo l’ultima. Fatto analogo è in essere per tutto il personale delle Reception e portinerie negli appalti degli Ospedali del Veneto. L’ordinanza con cui si è espresso il Tribunale di Padova, sezione lavoro, rappresenta un caso "classico" per la giurisprudenza in materia di caporalato ed appalti.
Il Giudice del Lavoro si è espresso a seguito di un procedimento di urgenza proposto dagli avvocati Barbara Gasparini ed ettore Squillace, accertando l’illiceità dell’appalto concesso da Acegas Aps spa alla cooperativa La Casona, per la quale lavoravano formalmente i quattro "spazzini" del centro storico senza lavoro dall’inizio del 2012. Il Tribunale ha rilevato che il lavoratore, pur formalmente dipendente della cooperativa, era in realtà da considerarsi fin dall’inizio dipendente diretto di Acegas APS. Di conseguenza il giudice ha disposto al committente di ripristinare e richiamare in servizio il lavoratore riconoscendo che il contratto di appalto celava in realtà un rapporto di lavoro subordinato.
Con ogni probabilità la società Acegas proporrà reclamo, chiedendo al Tribunale di rivedere la decisione in questione.
Ad essere storico è però il contesto in cui questa ordinanza è maturata.
Era lo scorso dicembre quando Acegas-Aps, multiutility S.p.a., che gestisce il ciclo dei rifiuti per il Comune di Padova, comunicava alla cooperativa "La Casona" l’intenzione di internalizzare il lavoro di pulizia del centro storico gestito proprio dalla cooperativa, licenziando di fatto i quattro operatori, tutti africani, che da ormai dieci anni la città era abituata a vedere al lavoro per le vie del centro, a ritmo di scopa e paletta.
La scelta di Acegas Aps, formalmente legata ad esigenze di riorganizzazione del lavoro nascondeva in realtà la volontà del gruppo di liberarsi di quattro operatori ormai divenuti scomodi. Dopo anni di battaglie infatti i quattro erano riusciti da pochi mesi a conquistare condizioni di lavoro più favorevoli dopo che per anni gli veniva illegittimamente applicato un contratto Unci che prevedeva la riduzione del 30% in busta paga.
Tutti in Italia da lungo tempo, tutti con famiglia al seguito, tutti improvvisamente messi ai margini di un processo di ristrutturazione che il colosso multiservizi padovano ha messo in moto a spese dei lavoratori.
Nel silenzio dell’amministrazione, capace solo di rinviare i tempi del suo intervento e la solidarietà di centinaia di cittadini che nei primi mesi dell’anno hanno sostenuto la raccolta firme proposta dai quattro insieme all’Adl, si sono susseguite iniziative, proteste ed incontri.
Per mesi i quattro lavoratori hanno raccolto le sottoscrizioni con cui molti cittadini hanno contribuito a sostenere l’attività di pulizia che nonostante il licenziamentohanno continuato a svolgere.
Così, dopo mesi di contenzioso, il 23 maggio il Tribunale del lavoro ha dato ragione ad uno dei quattro lavoratori che aveva chiesto, con un procedimento di urgenza, il ripristino del rapporto di lavoro proprio al committente.
E’ la Rosarno del Nord, quella che attraversa la Pianura Padana da oriente ad occidente, fatto di cooperative che in appalto svolgono il lavoro per i grandi colossi delle pulizie, della logistica, del facchinaggio, dei trasporti, un vero e proprio mercato di braccia in cui il caporalato e le sue brutalità assumono la forma del contratto di lavoro formalizzato.
Uomini e donne, in larga parte stranieri, con tanti "padroni" e pochi diritti, continuamente sottoposti al ricatto del cambio di appalto, permanentemente subordinati alle oscillazioni del mercato nonostante i contratti a tempo indeterminato, continuamente in lotta per un aumento in busta paga, per vedersi riconosciuto il diritto alla malattia, all’inseguimento di cooperative fantasma che prima totalizzano il rapporto di lavoro e poi scompaiono lasciando i lavoratori senza controparte.
In questi anni alcune associazioni per i diritti dei lavoratori ha raccolto migliaia di casi e supportato centinaia di battaglie proprio di lavoratori delle cooperativa. Una rete di sportelli che con il supporto di legali e di decine di attivisti in tutto il Veneto sta raccogliendo un pezzo importante delle istanze contro la precarietà e per l’estensione dei diritti che stanno attraversando la Regione e che accompagnano le mobilitazioni contro la cancellazione dell’art 18 e per il reddito di cittadinanza in tutto il paese.
La vicenda di Acegas Aps, felicemente conclusasi per "Buba" ed i suoi tre colleghi, racconta e disvela la storia di tanti, troppi altri lavoratori sottoposti al ricatto dei caporali legalizzati di questo Nord.
Una storia da ribaltare.
Nicola Grigion, Progetto Melting Pot Europa
Ordinanza del Tribunale di Lavoro di Padova
Il commento dell’Avv. Ettore Squillace
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Fonte:termometropolitico
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Fonte:termometropolitico
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Fonte:money
MyINPS: l’Istituto ha fornito la guida e il video tutorial per l’utente ai servizi offerti. Ecco cos’è e come funziona la nuova area personale che consente di salvare e organizzare notizie, moduli, schede di prestazione e altri contenuti.
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Fonte:money
L’Inps invia le buste arancioni ad un milione di lavoratori; saranno recapitate entro dicembre 2018. Ecco a cosa serve e come fare per leggerla correttamente.
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Pensione anticipata, come funziona la quota 100
FONTE:LEGGE PER TUTTI
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Inps Inpdap: contributi per la pensione a rischio
FONTE:LEGGE PER TUTTI
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Proietti(UIL): chiarimenti da parte del Governo sulla riforma delle pensioni
“È ora che il Governo ponga fine al susseguirsi di voci e indiscrezioni e dica chiaramente cosa intende fare per le pensioni.
Per la UIL occorre continuare a cambiare la Legge Fornero introducendo una piena flessibilità di accesso per tutti i lavoratori intorno ai 62 anni; sancendo che 41 anni di contribuzione sono sufficienti per andare in pensione a prescindere dall´età; superando tutte le disparità che penalizzano le donne, con una valorizzazione del lavoro di cura e della maternità; confermando l’ape sociale; prorogando opzione donna e completando la salvaguardia degli esodati.
Bisogna affrontare il tema delle future pensioni dei giovani, con un meccanismo che vada a colmare i vuoti contributivi determinati dal lavoro precario.
È necessario garantire il potere di acquisto per le pensioni in essere mantenendo la ripresa della piena indicizzazione da gennaio 2019 e continuando ad estendere e potenziare la quattordicesima.”